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Monza, interrogato Addamiano:«Non sono indagato, sono solo una vittima»

«NON SONO INDAGATO». Queste le prime parole pronunciate ieri pomeriggio da Giosuè Addamiano all’uscita dal Tribunale di Monza dopo due ore e mezzo di interrogatorio nell’ufficio dei sostituti procuratori Emma Gambardella e Donata Costa. Il geometra, elegantissimo come suo solito, era stato convocato dai due magistrati monzesi titolari dell’inchiesta per, l’ex raffineria di Villasanta trasformata ormai da anni in sito di stoccaggio di idrocarburi e vittima il 23 febbraio scorso di un atto di sabotaggio clamoroso.
«Mi sono messo a disposizione della magistratura sin dal primo momento – ha precisato il costruttore di origini pugliesi – e infatti non appena sono stato chiamato dagli inquirenti sono venuto a rispondere alle loro domande come persona informata sui fatti, senza avvocato. Sono una vittima. Sono rimasto dentro a lungo? Per forza, l’area della Lombarda Petroli è molto grande…».
Amministratore unico della Società Immobiliare Villasanta, costola del gruppo Addamiano di Nova Milanese, Giosuè Addamiano si sta occupando dalla fine del 2005 di Ecocity, un progetto faraonico che ha come oggetto proprio l’area dell’ex raffineria di Villasanta.

UN PROGETTO che dovrebbe portare alla realizzazione, con un investimento di almeno 50 milioni di euro, di una cittadina modello da 309mila metri quadrati, dotata di comparti industriale, commerciale e residenziale di pregio attorno a un parco da 80mila metri quadrati.
Ed è evidente che l’atto di sabotaggio del 23 febbraio scorso, oltre a far male alla Lombarda Petroli della famiglia Tagliabue, potrebbe rischiare di mandare gambe all’aria proprio il progetto Ecocity.
Giosuè Addamiano, 53 anni, parte integrante del gruppo assieme ai fratelli Rosario e Matteo, rispettivamente amministratore delegato e presidente, aveva assicurato nell’immediatezza dei fatti: «Difenderemo il progetto Ecocity con le unghie e con i denti». E così ha fatto anche nel corso dell’interrogatorio di ieri, che ha girato sostanzialmente attorno a quattro grandi temi. Innanzitutto, si è parlato della storia dei rapporti tra la famiglia Addamiano e la famiglia Tagliabue. C’erano stati degli screzi? I Tagliabue, al momento unici indagati ma per una questione collaterale alla vicenda (la presunta violazione della Legge Seveso), si stavano opponendo alla cessione dell’ultimo pezzo dell’area agli Addamiano? Perché il progetto sembrava procedere a rilento? Poi, Giosue Addamiano ha ripercorso tutta la storia e i passaggi, passati, presenti e futuri, del progetto Ecocity. I magistrati hanno quindi chiesto all’imprenditore se avesse subìto minacce di qualsiasi tipo negli ultimi tempi e infine gli hanno domandato quali fossero a suo giudizio il movente e gli ipotetici autori dell’atto di sabotaggio. A chi poteva giovare un tale scempio?

«MAI SUBÌTO nessuna minaccia» avrebbe assicurato Addamiano, che avrebbe poi aggiunto riguardo alla possibile identità dei sabotatori: «Non ne so nulla, ma l’idea che mi ha subito attraversato la mente è stata quella dell’atto di un folle. Oppure di un furto di idrocarburi andato a finire male». Al termine dell’interrogatorio, cui ha preso parte anche un ufficiale dei carabinieri di Monza, Giosuè Addamiano, atteso fuori dal Tribunale dal suo avvocato Carmaldo Strada, ha raggiunto i fratelli per fare il punto sulla situazione. Uscito di scena Giosuè Addamiano, in Procura è arrivato anche il capitano dei carabinieri Luigi D’Ambrosio, comandante della Compagnia di Monza, che è andato a incontrarsi con i magistrati titolari dell’inchiesta.

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